Sciopero dei camion, domani il blocco al Porto di Napoli (VIDEO)
NAPOLI (Di Anna Calì) – La protesta contro il caro-carburante alza il tiro e si prepara al momento di massima tensione.
Il punto critico della mobilitazione si sposta ora sul vero e proprio cuore commerciale ed economico della regione: il Porto di Napoli.
I manifestanti e i mezzi pesanti posizioneranno presidi fissi agli accessi strategici e ai varchi d’ingressoe lungo le arterie d’accesso allo scalo, con l’intento di paralizzare il traffico delle merci sia in entrata che in uscita.
I trasportatori saranno sul posto già dalle prime ore del mattino, dalle 5:00,determinati a bloccare le operazioni e le banchine.
Il timore concreto delle categorie produttive è l’effetto domino: con lo scalo commerciale bloccato, il rischio di mandar in tilt la logistica regionale, l’approvvigionamento dei beni di prima necessità e l’interscambio marittimo diventerà un’emergenza immediata.
Se il porto rappresenta lo snodo cruciale delle prossime ore, il territorio campano sta già facendo i conti con gli effetti devastanti delle proteste esplose fin dalle prime luci di oggi.
Presidi e colonne di tir si sono registrati fin da questa mattina lungo gli assi viari principali di Castel Volturno e nell’area domizia, causando blocchi del traffico locale e pesanti rallentamenti per i mezzi commerciali e gli automobilisti di passaggio.
La morsa dei tir fermi ha interessato anche la viabilità tra le province di Napoli e Caserta. Criticità enormi sono state registrate lungo l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno, con nodi autostradali chiusi o paralizzati e code di diversi chilometri.
I blocchi a macchia d’olio diffusi sul territorio iniziano già a far sentire il loro impatto: in diversi punti vendita e supermercati si segnalano i primi banchi di prodotti freschi sprovvisti di merce a causa dei ritardi nelle consegne.
La voce del settore
Gli autotrasportatori chiedono interventi immediati al Governo contro il costo insostenibile del gasolio, il ripristino o l’estensione dei crediti d’imposta e lo sblocco dei fondi dedicati.
Senza risposte rapide, preannunciano la volontà di proseguire i presidi ad oltranza.