Occupazione della sede De Sanctis dell’istituto Vittorio Emanuele II
Oggi, 14 ottobre 2026, noi student3 del Liceo Vittorio Emanuele II abbiamo occupato l’edificio De Sanctis della sede di Via San Sebastiano. L’occupazione avviene dopo le ennesime aberrazioni del nostro governo che confermano un dato innegabile che travolge tutt3 noi: l’assoluta e spietata indifferenza delle istituzioni nei confronti delle nostre vite e del nostro futuro.
A circa un mese dai grotteschi festeggiamenti della premier Meloni per i suoi quattro anni di governo, abbiamo deciso di riappropriarci dei nostri spazi per rivendicare quelle che dovrebbero essere le vere priorità di questo Stato, ponendoci in linea con la mobilitazione internazionale, e coordinandoci col movimento studentesco nazionale, diffusosi soprattutto tra Torino, Roma e Napoli. Infatti, l’insostenibile aumento dei prezzi sta ormai interessando tutti gli ambiti della nostra vita, dal peso del carrello della spesa che diventa sempre più gravoso, alla sanità pubblica inefficiente e la benzina che raggiunge prezzi proibitivi fino alle bollette sempre più care: tutte cose a cui gli stipendi e le pensioni congelate non riescono a far fronte.
Questa asfissia economica ha un suo sintomo diretto e brutale dentro i nostri istituti: il caroscuola. Imporre ogni anno una spesa di centinaia di euro per i libri di testo significa trasformare il diritto inalienabile allo studio in un privilegio elitario, lasciando indietro chi non ha la disponibilità economica per permetterselo. La fatiscenza delle nostre strutture e la preclusione del diritto allo studio per le fasce economicamente più fragili trovano una causa inequivocabile in una politica di drastici e inaccettabili tagli all’istruzione pubblica. Le risorse economiche statali subiscono una costante deviazione dalle nostre aule verso la spesa militare. Denunciamo, dunque, un vero e proprio impoverimento dei fondi destinati al nostro futuro, deliberatamente dirottati per finanziare l’industria bellica.
In questa crisi economica e culturale, l’unica “attenzione” che la politica riserva all’istruzione è finalizzata alla propaganda e il recente Decreto Scuola, approvato in via emergenziale, ne è la prova lampante: l’introduzione di un tetto massimo del 30% per la presenza di student3 stranier3 per classe non offre alcuna soluzione educativa effettiva, ma si tratta di una mera manovra elettorale, a distanza di poco tempo dalle elezioni, con l’obiettivo di convincerci che il problema reale dell’Italia siano l3 immigrat3. Costringere l3 ragazz3 in eccesso a sradicarsi e cambiare istituto per rispettare delle fredde quote statali significa gestire una reale complessità nel peggiore dei modi, alimentando l’esclusione e sabotando l’integrazione.
Il Decreto introduce anche dei corsi gratuiti di “alfabetizzazione e d’italiano” per i genitori stranieri la cui “barriera linguistica” impedisca l’adeguato comportamento, la corretta integrazione e una buona comunicazione scuola-famiglia. Nel caso in cui i genitori non partecipino, sono previste multe dai 200 ai 1000 euro.
Questo metodo sanzionatorio non considera che l’integrazione possa avvenire esclusivamente con accoglienza e apertura e non attraverso punizioni e multe. Un altro tema è il divieto di frequentare la scuola col volto coperto, presentato come misura di sicurezza, ma che non ha nessuno scopo se non quello di demonizzare alcuni tipi di veli islamici (come niqab e burqa), che sono presenti in estrema minoranza attualmente in Italia, non apportando alcuna effettiva modifica. In aggiunta, nonostante vengano aumentati i fondi per i libri di testo gratuiti dai 30 ai 40 milioni di euro, la richiesta per queste facilitazioni è concessa solo all3 student3 che frequentano la prima media, prima superiore e terza superiore, escludendo una grande maggioranza dell3 student3 e rendendo il provvedimento praticamente inutile. Infine, viene cambiata la denominazione degli istituti tecnici professionali a “licei tecnologici” e “licei professionali”, e tutte le relative sotto-denominazioni.
Il problema è che è l’unica riforma, oltre a una diminuzione del monte ore, che cambia ben poco, se non quasi nulla, delle vite dell3 student3 dei tecnici e dei professionali. Infatti, questi ultimi sono costretti a confrontarsi con misure di natura classista, tra cui spiccano la Formazione Scuola Lavoro, che espone a seri rischi l3 student3, e il Patto Formativo 4+1. Ma il Decreto Scuola non coinvolge solo l3 student3, bensì anche l3 docenti.
Infatti, invece di garantire un aumento dignitoso degli stipendi, che continuano a non essere sufficienti rispetto al ruolo fondamentale che quest3 ricoprono nel sistema scolastico e nel Paese, viene concesso loro solo un incentivo per la partecipazione al Piano Triennale di Formazione e Aggiornamento, ovvero un insufficiente bonus “una tantum” che non vada oltre il 20% dello stipendio percepito, proponendo una soluzione temporanea inefficace al problema persistente della scarsa retribuzione dell3 insegnanti.
Oggi emerge con violenza un quadro agghiacciante: l’istruzione rischia di svuotarsi di ogni valore formativo, e l3 student3 sono ridott3 a meri strumenti asserviti alle logiche della propaganda. C’è solo una totale e assordante indifferenza verso i nostri bisogni reali. Pertanto, il nostro atto si configura come una forma di denuncia alla sistematica noncuranza nei nostri confronti da parte di chi ci governa.
Durante l’occupazione la scuola diventerà un luogo di dibattito, informazione e confronto finalizzato a sviluppare una coscienza civile e collettiva capace di smascherare le ipocrisie di chi è al potere, attraverso l’organizzazione di corsi autogestiti e assemblee inerenti alla questione. Ci riappropriamo, quindi, degli strumenti necessari per costruire dal basso un’alternativa reale all’indifferenza istituzionale. Inoltre, garantiamo la tutela degli spazi dell’edificio, tra cui l’aula in cui si trova l’affresco da poco rinvenuto, e la sicurezza di tutt3 l3 student3 che prenderanno parte alle attività attraverso il ruolo svolto dal servizio d’ordine e dal servizio di cura.
La nostra azione nasce dall’urgenza di non essere più spettator3 passiv3 del nostro stesso declino. Non accetteremo di subire i danni delle vostre scelte politiche: contro la violenza della vostra indifferenza, riprenderci questa scuola è il nostro primo, inderogabile atto di resistenza.