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Napoli, sei vergognoso!

17/10/2026 16:57 · da NapoliVillage.com

NAPOLI (Di Anna Calì/Fonte foto SSC Napoli) – È semplicemente vergognosa la piega che ha preso questa stagione: due sconfitte in quattro giorni, zero punti in Champions e un crollo indecoroso a Venezia che lascia tramortiti. Una squadra irriconoscibile, senz’anima e senza dignità calcistica, che umilia la propria storia e calpesta chiunque indossi o ami questa maglia.

Non ci sono scuse, non ci sono circostanze attenuanti né alibi tattici a cui appigliarsi.

Vedere questa squadra strisciare in campo senza un minimo di spessore morale, senza rabbia agonistica e senza il rispetto fondamentale per i colori che rappresenta è un’offesa all’intelligenza di chiunque ami questo sport.

È vergognoso l’atteggiamento mollo, arrendevole, di chi scende sul terreno di gioco come se indossare questa maglia fosse un peso capitato per caso e non un privilegio assoluto.

Un’umiliazione continua per la storia del club e un vero e proprio insulto alla passione di chi fa sacrifici veri per sostenere questi colori.

Il verdetto del campo è un’ipoteca pesante sul presente e sul futuro, eppure ogni volta che siede in conferenza stampa, Allegri si presenta con quel solito e beffardo sorrisino stampato in faccia.
Ma di cosa vogliamo sorridere? Di cosa dovremmo essere mai “allegri”?

Qui non c’è nulla da ridere. La realtà è un bollettino di guerra: un’ecatombe di infortuni che non può più essere derubricata a semplice sfortuna, una squadra incapace di vincere una partita con un minimo di serenità e un’assenza di identità che spaventa.

Ormai la prassi è sempre la stessa: sofferenza continua, approccio rinunciatario e la cronica incapacità di gestire il vantaggio.

Non appena si va avanti, ci si annulla in mezzo al campo, si sparisce dal gioco e ci si lascia letteralmente divorare dagli avversari.

La vittoria della scorsa settimana contro il Frosinone si è rivelata per quello che era: un’illusione ottica, un palliativo che non servirà a nulla nell’economia di un campionato che sta già scivolando via.

Le concorrenti davanti viaggiano a ritmi altissimi, mentre noi continuiamo a marciare a passo di un gambero, sprofondando nell’anonimato. Anche il Napoli di Garcia ha fatto meglio.

​La sfida del Penzo è l’emblema del nostro declino. Un primo tempo da sonno profondo, dove l’unica “emozione” in 25′ è stata un’iniziativa isolata di McTominay, disinnescata senza affanni da Stankovic.

Un accenno di reazione si è visto solo con un rasoterra rabbioso di Rrahmani deviato in corner, prima che andasse in scena la prima performance horror della giornata: Giovane sfonda sulla sinistra, serve un pallone d’oro a centro area per Lucca e il centravanti, da posizione scandalosamente favorevole, cicca clamorosamente la palla. Un errore assurdo per un giocatore della serie A.

​Il secondo tempo non ha fatto altro che certificare la catastrofe. Dopo un’illusione iniziale, uno strappo di Beukema fermato solo dal palo e dal mancato aggancio di Giovane, alla prima vera occasione il Venezia ha colpito.

Adams si è liberato con troppa facilità in area e ha scaricato il destro battendo Meret, complice una deviazione.

A completare il quadro negativo ci ha pensato De Bruyne, capace di sbagliare perfino un calcio di rigore.

E che dire del paradosso in panchina? Il Venezia vince all’esordio con il nuovo tecnico Davide Nicola, capace di dare subito anima e concretezza ai suoi. E noi? Guardiamo.

Capitolo a parte per Lucca, un investimento da 40 milioni di euro per vedere un attaccante che sbaglia l’impossibile e vaga smarrito per il campo.

Come si farà a riproporlo titolare nella prossima partita? Allegri potrà pure continuare a decantarne le doti nei suoi soliti proclami, ma la verità sul campo è spietata: a certi livelli questo calcio non è arte sua.

​Siamo una squadra povera di profondità, assente nel carattere, vuota nell’anima. Senza attributi, senza un’idea di gioco, senza entità. Il nulla cosmico.

​Martedì in Champions ci attende la sfida contro il Bodo. Con la classifica che recita un umiliante 0 alla voce punti, la vittoria è l’unico risultato ammesso, pena un’eliminazione prematura che avrebbe contorni drammatici.

In tutto questo scempio, c’è chi continua a pagare il conto: i tifosi. Gente che spende soldi veri, che macina chilometri in trasferta, che ruba tempo alle proprie famiglie per seguire una maglia sottomessa al ridicolo.

A loro non servono le solite scuse di facciata o la solita passerella per “metterci la faccia”. Serve soltanto un esame di coscienza, un mea culpa totale e incondizionato.

Ma se le responsabilità sul campo vanno equamente divise tra un allenatore palesemente in confusione e giocatori privi di attributi, il dito va puntato senza timori verso l’alto, verso la cima della piramide: la società.

Se una dirigenza sceglie consapevolmente di affrontare una stagione programmando un calciomercato estivo da zero innesti, non può poi stupirsi di questo fallimento.

Questa rosa è figlia dell’immobilismo e della presunzione.

Le responsabilità di questo disastro hanno nomi e cognomi ben precisi, e risiedono ai piani alti.

​Chi ha voluto tutto questo ora ne risponda, iniziassero a  meditare seriamente su questo scempio e ci facciano sapere chiaramente cosa intendono fare, perché la pazienza è finita.

E soprattutto, non pensassero minimamente di risolvere questa voragine con la solita e ridicola mossa del ritiro punitivo: non è chiudendosi qualche giorno in un hotel a fare finta di fare gruppo che si cancellano l’assenza di programmazione e i limiti di questa squadra.

Servono decisioni vere, assunzioni di responsabilità e risposte chiare.

Perché qui, di essere Allegri, in questo modo non ne ha davvero più voglia nessuno

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