Napoli, sei vergognoso!
NAPOLI (Di Anna Calì/Fonte foto SSC Napoli) – È semplicemente vergognosa la piega che ha preso questa stagione: due sconfitte in quattro giorni, zero punti in Champions e un crollo indecoroso a Venezia che lascia tramortiti. Una squadra irriconoscibile, senz’anima e senza dignità calcistica, che umilia la propria storia e calpesta chiunque indossi o ami questa maglia.
Non ci sono scuse, non ci sono circostanze attenuanti né alibi tattici a cui appigliarsi.
Vedere questa squadra strisciare in campo senza un minimo di spessore morale, senza rabbia agonistica e senza il rispetto fondamentale per i colori che rappresenta è un’offesa all’intelligenza di chiunque ami questo sport.
È vergognoso l’atteggiamento mollo, arrendevole, di chi scende sul terreno di gioco come se indossare questa maglia fosse un peso capitato per caso e non un privilegio assoluto.
Un’umiliazione continua per la storia del club e un vero e proprio insulto alla passione di chi fa sacrifici veri per sostenere questi colori.
Il verdetto del campo è un’ipoteca pesante sul presente e sul futuro, eppure ogni volta che siede in conferenza stampa, Allegri si presenta con quel solito e beffardo sorrisino stampato in faccia.
Ma di cosa vogliamo sorridere? Di cosa dovremmo essere mai “allegri”?
Qui non c’è nulla da ridere. La realtà è un bollettino di guerra: un’ecatombe di infortuni che non può più essere derubricata a semplice sfortuna, una squadra incapace di vincere una partita con un minimo di serenità e un’assenza di identità che spaventa.
Ormai la prassi è sempre la stessa: sofferenza continua, approccio rinunciatario e la cronica incapacità di gestire il vantaggio.
Non appena si va avanti, ci si annulla in mezzo al campo, si sparisce dal gioco e ci si lascia letteralmente divorare dagli avversari.
La vittoria della scorsa settimana contro il Frosinone si è rivelata per quello che era: un’illusione ottica, un palliativo che non servirà a nulla nell’economia di un campionato che sta già scivolando via.
Le concorrenti davanti viaggiano a ritmi altissimi, mentre noi continuiamo a marciare a passo di un gambero, sprofondando nell’anonimato. Anche il Napoli di Garcia ha fatto meglio.
La sfida del Penzo è l’emblema del nostro declino. Un primo tempo da sonno profondo, dove l’unica “emozione” in 25′ è stata un’iniziativa isolata di McTominay, disinnescata senza affanni da Stankovic.
Un accenno di reazione si è visto solo con un rasoterra rabbioso di Rrahmani deviato in corner, prima che andasse in scena la prima performance horror della giornata: Giovane sfonda sulla sinistra, serve un pallone d’oro a centro area per Lucca e il centravanti, da posizione scandalosamente favorevole, cicca clamorosamente la palla. Un errore assurdo per un giocatore della serie A.
Il secondo tempo non ha fatto altro che certificare la catastrofe. Dopo un’illusione iniziale, uno strappo di Beukema fermato solo dal palo e dal mancato aggancio di Giovane, alla prima vera occasione il Venezia ha colpito.
Adams si è liberato con troppa facilità in area e ha scaricato il destro battendo Meret, complice una deviazione.
A completare il quadro negativo ci ha pensato De Bruyne, capace di sbagliare perfino un calcio di rigore.
E che dire del paradosso in panchina? Il Venezia vince all’esordio con il nuovo tecnico Davide Nicola, capace di dare subito anima e concretezza ai suoi. E noi? Guardiamo.
Capitolo a parte per Lucca, un investimento da 40 milioni di euro per vedere un attaccante che sbaglia l’impossibile e vaga smarrito per il campo.
Come si farà a riproporlo titolare nella prossima partita? Allegri potrà pure continuare a decantarne le doti nei suoi soliti proclami, ma la verità sul campo è spietata: a certi livelli questo calcio non è arte sua.
Siamo una squadra povera di profondità, assente nel carattere, vuota nell’anima. Senza attributi, senza un’idea di gioco, senza entità. Il nulla cosmico.
Martedì in Champions ci attende la sfida contro il Bodo. Con la classifica che recita un umiliante 0 alla voce punti, la vittoria è l’unico risultato ammesso, pena un’eliminazione prematura che avrebbe contorni drammatici.
In tutto questo scempio, c’è chi continua a pagare il conto: i tifosi. Gente che spende soldi veri, che macina chilometri in trasferta, che ruba tempo alle proprie famiglie per seguire una maglia sottomessa al ridicolo.
A loro non servono le solite scuse di facciata o la solita passerella per “metterci la faccia”. Serve soltanto un esame di coscienza, un mea culpa totale e incondizionato.
Ma se le responsabilità sul campo vanno equamente divise tra un allenatore palesemente in confusione e giocatori privi di attributi, il dito va puntato senza timori verso l’alto, verso la cima della piramide: la società.
Se una dirigenza sceglie consapevolmente di affrontare una stagione programmando un calciomercato estivo da zero innesti, non può poi stupirsi di questo fallimento.
Questa rosa è figlia dell’immobilismo e della presunzione.
Le responsabilità di questo disastro hanno nomi e cognomi ben precisi, e risiedono ai piani alti.
Chi ha voluto tutto questo ora ne risponda, iniziassero a meditare seriamente su questo scempio e ci facciano sapere chiaramente cosa intendono fare, perché la pazienza è finita.
E soprattutto, non pensassero minimamente di risolvere questa voragine con la solita e ridicola mossa del ritiro punitivo: non è chiudendosi qualche giorno in un hotel a fare finta di fare gruppo che si cancellano l’assenza di programmazione e i limiti di questa squadra.
Servono decisioni vere, assunzioni di responsabilità e risposte chiare.
Perché qui, di essere Allegri, in questo modo non ne ha davvero più voglia nessuno